Capo Colonna, tempio dedicato ad Hera Lacinia

Capo Colonna è il promontorio che determina il limite occidentale del golfo di Taranto, dove sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia. Fino al XVI secolo era chiamato “capo delle Colonne” perché erano rimaste al loro posto molte colonne del tempio di Hera Lacinia.

Anticamente il suo nome era Lacinion. La sua importanza risiede nella quantità di elementi storici che sono legati a questa punta di terra protesa sullo Ionio.

Proprio la caratteristica di limite facilmente identificabile rese il capo Lacinio punto di riferimento per la navigazione e per la definizione di confini. Questo metodo di indicare i limiti della navigazione e le aree di influenza era generalizzato e derivava dal tipo di navigazione “sottocosta” dell’epoca; anche i trattati fra Roma e Cartagine prendevano un promontorio (capo Bello) come limite insuperabile dalle navi Romane.

Con la fondazione di Crotone da parte di coloni greci nell’VIII secolo a.C. l’area dell’antico Capo Lacinio, già considerata sacra dalle popolazioni autoctone, viene ulteriormente nobilitata dalla costruzione del famoso tempio dedicato a Hera Lacinia, divinità greca, protettrice delle donne e della fertilità e che viene nella mitologia classica abbinata alla romana Giunone.

Il tempio di Hera Lacinia
Il tempio vero e proprio aveva la classica forma dei templi greci: un imponente complesso di 48 colonne in stile dorico alte oltre 8 metri e costituite da 8 rocchi scanalati. Il tetto era di lastre di marmo e tegole in marmo pario. Nulla si sa delle decorazioni che però erano certo presenti come si può dedurre dal ritrovamento di una testa femminile in marmo della Grecia e pochi altri frammenti. La colonna, in stile dorico, fino al 1638 era affiancata da un’altra caduta per un terremoto e poggia sui pochi resti del possente stilobate.

Il santuario cristiano
Sul promontorio sorge oggi anche un santuario dedicato alla Madonna di Capocolonna (chiaro accostamento alla dea Hera). Vi si venera un’immagine della Madonna attribuita a San Luca per il colore scuro della pelle del ritratto, simile alle immagini conservate a Bologna e a Częstochowa.

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